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DA VENEZIA A ITACA 2


BERGUGLIE

Doveva piacere molto Berguglie a Borea D’Olmo e a Masiero, perché leggerete cosa scrivono.
“ Berguglie è un luogo splendido. 
Non appartiene al nostro viaggio lungo le rotte veneziane; ma è di ogni viaggio, perché qui bisogna arrivare, prima o poi, e fermarsi. Perché è bello. 
Poche barche ancorate distanti in una gran baia: l'acqua è limpidissima, calma e questo è un luogo di tramonti. Dopo l'esaltazione di colori che hanno accompagnato il sole dietro le colline, la sera scende serena e la luce svanisce a poco a poco e lascia il posto al profumo della salvia. Non si capiva, di giorno, ma adesso è protagonista. Domani, si potrà andare sull’ 'isolotto per metà coperto di pini e per l'altra metà vivo di cespugli di salvia. La coglieremo in abbondanza, fino a sentire inebriati il suo sapore pesante sulle nostre mani, ne condiremo il cibo d'inverno ricordando. Con il primo sole sull'acqua luccicante, dalla sommità dell'isolotto guardiamo la luce distendersi sulla baia e sulle barche: qualcuna muove per partire, dalla parte del paese; dall'altra, inabitata, una coppia di delfini gioca, caccia, danza nell'acqua dorata. E’ questo, Berguglie. 
Come se si potesse vivere cosi per sempre, come se questa giornata non finisse mai, è ancora mattina e già siamo colmi di sensazioni, di emozioni. Oggi è il primo vero sole d'estate da quando siamo partiti e ci tuffiamo per nuotare e per lavarci, perché anche questo, bisogna.”

SEBENICO

SEBENICO - Hipazia la Scuola

"In questo viaggio che cerca di navi e di uomini abbiamo trovato sulle tre absidi di San Giacomo 72 teste umane: volti i più diversi, greci, turchi, barbari, veneziani, teste di uomini, donne e fanciulli vivissimi e impietrati nella loro espressione definitivamente più vera. Come è verissimo, tragicamente stanco, il piccolo leone martoriato dal tempo sulla balaustra della scalinata che conduce alla cantoria della chiesa di San Giovanni Battista. 
È una città di statue vive, Sebenico, di statue veritiere."
Franco Masiero

PIRATI USCOCCHI

PIRATI USCOCCHI - Hipazia la Scuola

"A Rogoznica, se mai qui vennero spontaneamente i Veneziani, dovette essere con intenzioni assolutamente cattive. Qui per secoli ebbero una base gli Uscocchi, ladroni nefandi. «Gente infame », «Gente arrogante, superba, ingorda, rapace, crapulosa in estremo»: saranno stati 2.000 o poco più, ma erano pirati. Gente senza terra, avevano trovato in qualche porto ben difeso della Dalmazia la propria terra; o meglio qualche base per esercitare frequentissime scorrerie. Fra tanti contrasti fra i signori del tempo - Ottomani, Veneziani, Casa d'Austria, Papato, Spagnoli che si contendevano ogni sorta di potere e di commercio - ebbero l'opportunità di trovare un proprio ruolo preciso: davanti a quel mare passavano moltissime navi, quelle delle lunghe rotte e quelle del piccolo cabotaggio; e, d'altra parte, faceva comodo a molti di quei signori che Venezia venisse infastidita o indebolita. 
Avevano barche di dimensioni modeste, armate con vele e un massimo di 16 remi; ma imbarcavano molto equipaggio e questo si dava continuamente il cambio cosi da poter percorrere velocemente qualche decina di miglia, 100 al massimo, inseguendo le galee che capitavano loro a tiro. Predoni, erano, e si accontentavano di ogni cosa purché fosse un bottino. Per di più, conoscendo perfettamente il dedalo di isole entro cui operavano, erano spesso inafferrabili. Per circa un secolo e mezzo, a partire dalla seconda metà del Cinquecento, furono tra i protagonisti del Mare Adriatico."
Franco Masiero

A TRAU’

A TRAU’ - Hipazia la Scuola

"Poco dopo Rogoznica si doppia il terribile Capo Planka, di cui i naviganti avevano gran timore e contro i pericoli del quale furono realizzati moltissimi ex voto di marinai salvati da Dio. In realtà a Capo Planka terminava la navigazione tra le isole, ventosa e abbastanza tranquilla, e si riprendeva il mare aperto. Lungo la rotta dei Veneziani, dietro a questo capo è stata lasciata più di metà della Dalmazia, bel luogo e grande maschio mare, ricco di tante isole e più, si dice, di quanti siano i giorni dell'anno."
Franco Masiero

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