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DA VENEZIA A ITACA 3


DA TRAU’ A CURZOLA

DA TRAU’ A CURZOLA - Hipazia la Scuola

Gian Maco Borea al timone della sua splendida barca.

 

 Oggi bella vela, dunque, bella vela e impegnativa, perché ogni avanzamento è stato guadagnato con sapienza e impegno. Gian Marco è stato al timone per circa 10 ore. Non c'erano pericoli o cose simili; solo, lui era insieme alla sua barca e basta, parlava con lei. O più semplicemente si divertiva, provava un genuino piacere. Gli altri non avevano il coraggio di chiedergli il timone; avevano capito che lui voleva stare così. Si era partiti con bavette, poi la brezza leggera aveva rinfrescato fino a diventare vento incalzante: il Vistona si muove, prende forza, corre sul mare. L'uomo non ha più gesti di abbandono, è solido, ritto, attento, prende forza anche lui. Ormai il vento e il pensiero sono una cosa sola, vanno, vanno su un mare che è adesso tutti i mari, il gran padre Oceano. Si è in gara con le miglia del viaggio, con la meta, il pensiero è vento e il corpo risponde, l'uomo accarezza con lo sguardo la barca, che risponde perché è la sua forza e bellezza a unire il mare al vento e al pensiero. C'è lotta, c'è passione, c'è ebbrezza. È una lucida sensazione di vivere, di cercare il limite. Soprattutto, queste navigazioni già abbastanza lunghe, come la traversata che stiamo facendo, sono una delle cose più pulite della vita; un punto di partenza, un punto di arrivo, e in mezzo un percorso fatto di elementi essenziali: il vento, il mare, la barca, una rotta. Non ci possono essere compromessi, vie traverse, imbrogli: si deve arrivare con quei pochi strumenti che si hanno e con l'esperienza. Ma anche con la gran creatura che è il Vistona, con l'orgoglio di dire a se stessi che si è navigato con lei.

A CURZOLA

A CURZOLA - Hipazia la Scuola

"Di Curzola non bisognerebbe dire niente. Bisognerebbe però che si andasse a vederla: è bella, completa, civile.
... C'è anche un'osteria, vicino alla casa di Marco Polo. È proprio un'osteria: ci sono le tovaglie a quadri rossi e bianchi, il soffitto basso con le travi a vista, mille cianfrusaglie decorative, come arnesi da calafato e cose simili, e un'ostessina graziosa e sommessa. È un luogo in cui si gode a parlare sottovoce. Il menu è proposto, fra l'altro, in un italiano assai curioso: 

Il prosciutt dalmata 
La coscia maiale bene salata e esposta un tempo sul fumo, e poi atesa minimo un anno prima di servire. 
Pasticiada corzulana 
Bovina fatta con le varie ortaglie [erbaggi], e cipolla nelle salsa di pomodoro, di prosecco e delle susine. 
Pollo fatto a modo di Marco Polo 
Il pollo rosto condito con i condimenti egzotici. Si serve con ananasse. 
Fegato sufigado al modo «Dolce Garbo»
Il fegato fatto a piccoli pezzi si friga con la cipolla.

Ci mangiammo, come Frate Felice (viaggiatore della seconda metà del quattrocento) o Marco Polo, olive nere salate, formaggio, prosciutto, pane e vino. È da essere contenti. Meno dovette esserlo messer Marco Polo, « savio e nobile cittadino di Vinegia », che qui, quattro anni dopo essere tornato dal suo ultimo viaggio in Oriente, partecipò ad uno scontro navale tra Genova e i Veneziani, i quali vennero sconfitti in modo disastroso: il Capitano Generale da Mar, per non essere fatto prigioniero, si uccise spaccandosi la testa contro un banco da rematori. Marco Polo, invece, fu condotto in catene a Genova cosi che, «stando nella prigione di Genova, fece mettere per iscritto tutte queste cose a messere Rustico da Pisa, lo quale era preso in quelle medesime carcere ne gli anni di Cristo 1298 ». Ne usci, dunque, il libro « che si chiama Melione, il quale racconta molte novitadi della Tartaria e delle tre Indie e d'altri paesi assai »." 

Dal libro di Franco Masiero

DUBROVNIK, L’ANTICA RAGUSA, UNO DEI POSTI PIU’ BELLI AL MONDO

DUBROVNIK, L’ANTICA RAGUSA, UNO DEI POSTI PIU’ BELLI AL MONDO - Hipazia la Scuola

Per una strana coincidenza, l'arco della Dalmazia veneziana si conclude a Ragusa, che di Venezia fu solo per poco piu’ di un secolo, fra il Duecento e il Trecento. Dopo il 1382 dipese dal Regno d'Ungheria unicamente per un tributo: di fatto, pagando in denaro, rimase indipendente sempre da Veneziani, Ungari, Turchi, fino alla conquista dei «liberatori» napoleonici nel 1808. Fra il Quattrocento e il Cinquecento questa Repubblica fu grande: ebbe una flotta di forse 1.000 navi, fu presente ovunque nella diplomazia europea, seppe offrire grandi espressioni di cultura. Attuando una costante politica di sottomissione al piu’ forte, ma in sostanza limitandosi a pagare la propria autonomia, rappresentò per molti secoli uno dei più importanti scali marittimi del Mediterraneo e i Ragusei, grazie alla loro ricchezza e intraprendenza, seppero trasformare il bosco di querce ( in slavo: dubrava, da cui l’attuale nome di Bubrovnik ) in un luogo che fu e rimane la cosa più rara, preziosa, ammirevole nell’Adriatico meridionale.”

Franco Masiero
Foto: Boris Basic

 

LAGOSTA (LASTOVO)

LAGOSTA (LASTOVO) - Hipazia la Scuola

Dal 1976 al 1992 le acque dell'isola sono state chiuse dalla Marina Militare jugoslava per ragioni strategiche. Anche ai residenti dell'isola che si fossero spostati prima, per ragioni di studio o di lavoro. E infatti l'acqua è purissima, e si può ormeggiare la barca dentro i tunnel dei sottomarini jugoslavi. Qui è rimasto tutto com'era, e per comprare una camicia gli abitanti prendono un traghetto per Spalato. Ma per mangiare le più buone patate del mondo, cucinate in tante ricette, bisogna venire in questa trattoria: la più lontana dalle coste croate e la più vicina a quelle italiane, ma veramente in mezzo all'Adriatico, la più lontana di tutte le trattorie dove siate mai stati.”
Carlo Segato 

 

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